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PORTO SANT’ELPIDIO - Ecco il “documento congiunto” su Piazza Garibaldi: Andrenacci costretto ad incassare un K.O. quasi totale.

PORTO SANT’ELPIDIO - A leggere il testo del famoso “documento congiunto” partorito dal confronto tra l’amministrazione comunale, i capigruppo consiliari e le Commissioni III e IV (Territorio, Ambiente, Infrastrutture) sembrerebbe proprio che questa amministrazione sia stata costretta ad incassare un K.O. totale e definitivo.

Infatti, “le indicazioni scaturite dal confronto” corrispondono in maniera quasi totale alle rivendicazioni della Città, nel senso di quella parte della cittadinanza impegnata ad impedire l’abbattimento del Cine Teatro Beniamino Gigli e lo scempio urbanistico previsto per Piazza Garibaldi ed ex Orfeo Serafini.

Certo, nelle previsioni di carattere generale c’è ancora poca chiarezza su alcuni punti chiave lasciati, forse volutamente ancora nebulosi, e c’è pure qualche errore grossolano, ma comunque gravissimo, ancora da correggere. Però, se si mostrerà un po’ di buona volontà nell’ascolto di quanto la Città intera avrà da dire nel momento del confronto pubblico, siamo sicuri che anche questi errori potranno essere corretti.

Veniamo al documento. 

Al punto 1) si stabilisce che il nuovo strumento urbanistico sarà redatto da un gruppo di lavoro composto dal Dirigente e dai dipendenti del settore Urbanistica, “con l’eventuale supporto di una professionalità esterna”. Qualche soldo per l’esperto bisogna pur sempre spenderlo: ci sono sicuramente dei professionisti in cerca di lavoro.

Al punto 2) si afferma che la viabilità merita “particolare attenzione”, che la piazza dovrà essere esclusivamente pedonale e che intorno ad essa dovrà svolgersi il flusso veicolare in modo rotatorio. 

E qui c’è il primo punto critico: il gruppo di lavoro scrive che “va fatta un’attenta valutazione sulla necessità di un nuovo collegamento viario posto in piazza parallelamente alla ferrovia e la realizzazione di un sottopasso su via Piave che rafforzi il collegamento con le aree a mare”.

Insomma, pare che in questa città ci sia una passione smodata per i “lungo ferrovia”, basti pensare a quella superflua opera, interamente a carico del comune su cui ci siamo giocati il rispetto del Patto di Stabilità, che si chiama “Lungo ferrovia Europa” e che l’amministrazione ha realizzato a servizio di una futuribile urbanizzazione privata nella zona Darsena, ancora di là da venire e molto ridimensionata dai dettami della Regione.

Per prima cosa, ci pare che in via Piave esista già un sottopasso, che andrebbe caso mai aggiustato e potenziato (ma, forse, per “realizzazione” intendevano questo). Inoltre, la cosa gravissima, pericolosa e per niente risolutiva del “problema traffico”, è che ci troveremmo con ben due quadrivi proprio all’uscita del sottopasso di via Piave e di quello di Viale Vittoria: il tutto ad una distanza di circa 200 metri lineari. Questa sarebbe la situazione se si continuasse a pensare di rendere carrabile il giardino tra l’attuale ex edificio comunale e la linea ferroviaria. Senza dimenticare che dovrebbero essere abbattuti circa una quindicina di alberi secolari. 

Una soluzione semplice ci sarebbe e potrebbe essere raggiunta soltanto cambiando qualche senso unico: per il traffico da nord, la viabilità sarebbe più o meno la stessa che viene utilizzata adesso, ogni qualvolta la piazza viene chiusa per una manifestazione; per il traffico da sud, basterebbe rendere possibile l’uscita sulla statale in via Piave, accanto alla Chiesa, perché questo flusso si inserirebbe nella rotonda prevista proprio davanti al bar Aragno.

Al punto 3) si comincia a parlare di costruzioni e permute. Si dichiara di “alleggerire complessivamente e notevolmente le volumetrie oggi previste” e si pensa alla “razionalizzazione delle eventuali permute, valutando anche il recupero degli edifici privati ad ovest della piazza, valorizzati con piccoli ampliamenti volumetrici, per favorire la partecipazione al recupero in alternativa alla loro demolizione totale o parziale”. In poche parole, ai privati proprietari di quelle abitazioni e negozi, sarebbe permesso un ampliamento volumetrico per recuperare qualche soldo con i soliti oneri di urbanizzazione. Francamente, ci pare che, in questo caso, la cifra sarebbe davvero modesta.

Al punto 4) finalmente si parla del Cine Teatro Beniamino Gigli, sempre definito ‘ex Cinema Moderno’ come a sminuirne il valore. “La nuova progettazione della piazza avrà come elemento portante la valorizzazione dell’ex Cinema Moderno, come oggetto di collegamento tra tradizione e realtà. Nell’ottica della valorizzazione dell’oggetto architettonico formale il primo passo è quello di liberarlo da quegli elementi che lo rendono poco visibile e leggibile”. Verrà demolito il vecchio mercato coperto, il Fosso dell’Albero verrà chiuso e il suo percorso verrà “naturalizzato attraverso giardini pensili ed elementi naturali”. Verranno “eliminati i muri di cinta che contornano gli spazi vuoti dell’immobile”. “L’operazione del recupero della tradizione proseguirà con il restauro architettonico dell’intero immobile secondo le prescrizioni e la guida della Soprintendenza ai Beni Culturali, mentre il collegamento con la realtà avverrà attraverso le funzioni che si stabiliranno al suo interno, per cui l’indirizzo è quello di creare una struttura con destinazioni miste pubblico/private che costituisca un elemento attore verso la piazza ed il centro cittadino”. 

Al punto 5) si parla dell’ex sede comunale “per la quale si ritiene opportuno intervenire con un progetto radicale che preveda la sua demolizione con conseguente ricostruzione di un nuovo immobile che potrà prevedere anche aumenti volumetrici, che abbia funzioni di carattere istituzionale, commerciale e direzionale”.

Dunque, la sala consiliare dovrebbe tornare in piazza e l’amministrazione comunale pare intenda proposi come agenzia edile per recuperare denaro dalla vendita di alcuni locali. Però, a questo punto sarebbe lecito chiedersi: ma a che serve demolire quell’edificio, ancora perfetto dal punto di vista strutturale?  Forse anche stavolta, a far lavorare qualche libero professionista del settore nella redazione di un nuovo progetto. Forse la sistemazione dell’esistente costerebbe meno e potrebbe fornire introiti simili .

Finalmente al punto 6) si arriva a parlare dei prati a mare e del rapporto con il privato attualmente proprietario dell’ex cinema. “Riguardo al comparto dell’ex Orfeo Serafini l’indirizzo è quello che esso costituisca la propaggine del sistema dei prati del lungomare nord. Sarà un sistema integrato di verde, parcheggi ed altri spazi pubblici (Piazza a Mare) che si immetterà in un organismo esteso e polifunzionale. Il comparto sarà completato con una previsione edilizia che si collocherà a margine utilizzando l’attuale parcheggio esistente, tra la ferrovia e l’attuale viabilità, nei pressi delle vecchie abitazioni delle maestranze Fim, Le previsioni edilizie in questo comparto saranno opportunamente dimensionate e rese disponibili per la permuta con l’edificio dell’ex cinema Moderno”.

E qui c’è il secondo punto critico: quanto, in termini di terreno e metri cubi edificabili, verrà concesso al privato costruttore in cambio della proprietà del teatro? Nel documento non se ne fa menzione. Certo è che il privato non ha grandi carte da giocare in questa trattativa e speriamo che gli accordi, già sicuramente abbozzati, non vadano oltre uno scambio del valore di 800 mila euro, cifra dichiarata nell’acquisto del Beniamino Gigli.

Sadia Zampaloni