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EDITORIALE - La Paura: strumento di potere e sottomissione

EDITORIALE

Nulla infonde più coraggio al pauroso della paura altrui”. E’ una frase di Umberto Eco che ben sintetizza quanto questo umano sentimento sia piegato a strumento di dominio e sopraffazione.

Lo studio dell’uso scientifico della paura da parte del potere non è certo cosa nuova. Tanto per rimanere tra le conoscenze strettamente scolastiche, si può citare l’analisi che ne fece Edmund Burke nel suo trattato sul ‘Sublime’, 1759. Quest’opera trae la sua diretta ispirazione ed origine dal ‘Trattato sul Sublime’ di Pseudo Longino, I secolo d.C.

Il tema affrontato dalle due fonti filosofiche citate si occupava anche del rapporto tra Sublime e Bello, ma in alcune parti determinanti, viene analizzato proprio il sentimento della ‘Paura’ come elemento imprescindibile per causare sottomissione e perpetrare un sistema di dominio. Le tecniche applicate per raggiungere tale situazione ottimale per alcuni, comunque sempre ‘classe dirigente’ come la chiameremmo oggi, sono sostanzialmente sempre le stesse: l’ignoranza, la non visibilità, il buio, la punizione. Questo, naturalmente, semplificando al massimo le tesi dei due filosofi.

Perché questa riflessione sulla paura oggi? Perché su una rivista on line che si occupa soprattutto di fatti locali?

La risposta è semplice: perché i sistemi di oppressione, piccola e grande, sono sempre gli stessi. Perché i nostri piccoli potenti locali, spesso anche loro vittime della tremenda paura di perdere il loro piccolissimo ‘posto al sole’, come dice Eco, fanno leva sulla paura di quelli che, comunque, sono considerati i loro sudditi.

Affronta bene questo tema Carlo Benedetti in un suo breve ed incisivo scritto su <http://puntofermo.livejournal.com> che noi qui vi proponiamo come elemento di riflessione per l’analisi delle nostre scelte quotidiane e per i rapporti di sudditanza che spesso siamo spinti ad accettare nei confronti di quelli che consideriamo potenti e, quindi, potenziali e vendicativi registi delle nostre possibili ‘disgrazie’.

Questo, non certo per fare lezioni a chicchessia, ma soltanto per suggerire un elemento di consapevolezza. Infatti, sono i nostri frequenti atteggiamenti di prona sottomissione a dare baldanza a personaggi vuoti di coraggio e senza qualità.

<< Paurosi, chi e perché  -  di Carlo Benedetti

 © Ieri nell’incipit della nota d’apertura abbiamo scritto che è necessario discutere e scontrarsi per capire e per capirsi meglio. E abbiamo aggiunto che bisogna saper discutere senza preclusioni di sorta.  Tutto vero e sicuramente logico. Ma nello stesso tempo sappiamo che in molti sudditi il problema della paura è sempre presente.

Paura di cosa si pensa, paura di cosa si vorrebbe dire, paura di parlar male di chi comanda. E soprattutto la paura domina sovrana più il luogo di intervento è piccolo, limitato. Nel paese si ha paura di parlar male del sindaco, del medico, del potente di turno …  Si ha paura di affrontare i temi dei poteri forti e nascosti. Si ha paura del domani. E così prevale quel tengo famiglia …

E così si va avanti in un clima pauroso di falsità e di sudditanza. E in questo si trovano uniti destri e sinistri. E’ così. >>

Sadia Zampaloni