PORTO SANT’ELPIDIO - Quando le parole feriscono più della spada. Lettera aperta di Giancarlo Pacini al sindaco Andrenacci
PORTO SANT’ELPIDIO
Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lunga e dettagliata lettera aperta che l’avvocato Giancarlo Pacini ha inviato oggi al sindaco di Porto Sant’Elpidio, Mario Andrenacci.
C’è da dire che i toni, pur se apparentemente pacati ed a tratti ironici, nascondono una indignata, ma non rassegnata tristezza.
Ormai i cittadini, quelli che propongono un dialogo e non quelli che supinamente elogiano ‘a prescindere’, possono parlare al proprio sindaco soltanto attraverso “lettere aperte”. Nei giorni scorsi era stato il turno del Comitato ‘Radici’ e della signora Angela Serafini, ma nessuno ha sortito alcuna risposta. Speriamo che questa volta non venga attuata la solita tecnica del ”muro di gomma”: silenzio assoluto, nessuna considerazione. Come se questo bastasse a cancellare la presenza di posizioni critiche.
Solo che tale comportamento, di supponente e saccente superiorità, potrebbe invece essere interpretato come la più classica delle strategie di difesa: l’arrocco.
Di seguito riportiamo il testo integrale e chiariamo che il neretto è della redazione.
<< Caro Sindaco, le sue recenti esternazioni sulla questione Ecoelpidiense mi inducono a farla partecipe di alcune riflessioni.
L’attuale congiuntura interna ed internazionale, che va ad aggiungersi allo stato conclamato di una finanza comunale pericolosamente asfittica, grazie anche agli indiscriminati investimenti degli ultimi anni che hanno letteralmente svuotato le casse comunali, dovrebbero averla convinta, almeno si spera, della necessità di una vera e propria inversione di marcia, di un radicale cambiamento di strategie, tanto più necessarie quando anche gli ultimi gioielli di famiglia (le quote della Ecoelpidiense) vengono offerti in vendita.
Le sue numerose trasferte in terra straniera ben pochi effetti hanno sortito; nessuno mette in dubbio l’utilità di viaggi ed esperienze all’estero, a condizione che non costituiscano esclusivamente momento di svago, ma occasione di studio e di approfondimento.
Ove lei avesse avuto una tale consapevolezza, non ci troveremo oggi a discutere della opportunità o meno di compromettere le residue risorse naturali e di pregio del nostro territorio per far posto a mega strutture che, come modello di sviluppo economico (il turismo alberghiero) hanno ormai dimostrato i loro limiti, vuoi nella esperienza nazionale vuoi anche nei paesi esteri in cui sarebbe maturata la sua intuizione.
La realizzazione di un maxi albergo di 23 piani nell’area della FIM, sbeffeggiato e deriso da taluno dei suoi più stretti collaboratori, risulta inviso agli stessi proprietari dell’area che, piuttosto della costruzione del suo mausoleo, avrebbero semplicemente l’esigenza di vedersi raddoppiata la possibilità edificatoria.
Li accontenti e lasci perdere sogni ed illusioni!
Trovi la forza di resistere una buona volta alla lusinga delle cosiddette operazioni a costo zero, sapientemente prospettatele dall’investitore di turno e gelosamente custodite nel cassetto con il corredo di plastico e progetto esecutivo; operazioni rivelatesi per lo più con grado di fattibilità pari a zero, come la stessa area FIM, Piazza Garibaldi , l’Orfeo Serafini, la darsena, per fermarci ai casi più recenti, tristemente insegnano.
Questo paese le sarà immensamente grato se non vorrà indulgere alla tentazione di voler lasciare a tutti i costi traccia di sé, all’esito di un mandato giunto ormai in dirittura d’arrivo
In fondo Lei è una brava persona, amabile e cortese, anche se tali virtù sono rimaste in parte offuscate dalle scorie di un potere improvvisamente ed improvvidamente cadutole in mano.
Ha tempo e modo per riscattarsi!
Frequenti magari convegni ben più interessanti, tanto per dirne uno, quello di recente organizzato dalla Fondazione Symbola nella vicina Monterubbiano, a due passi da casa, ove avrebbe potuto rendersi conto che c’è anche un’Italia che guarda al futuro, che propone soluzioni d’avanguardia e progetti che vanno in direzione diametralmente opposta a quella da lei imboccata sulla scia dei cosiddetti “uomini del fare”!
I tempi che viviamo non lasciano spazio alle improvvisazioni. Eppure lo scenario politico ci propina ancora una schiera di sedicenti “amministratori”, di “figuranti” privi non solo dei titoli (ove non sia quello ormai usato ed abusato della cosiddetta “investitura popolare”) ma anche del benché minimo bagaglio culturale.
L’accesso alle cariche politico-amministrative richiede oggi qualità, capacità e, soprattutto, formazione (non cito, per ovvi motivi, l’onestà).
Osservazione, questa, che ci riporta all’oggetto della sua recente uscita sulla vicenda della vendita delle quote della Ecoelpidiense.
Se Lei avesse avuto la bontà di ascoltare anche il più sprovveduto dei suoi occasionali compagni di viaggio, forse avrebbe trovato la soluzione al problema che tanto oggi sembra angustiarla.
Se, anziché mettere in vendita le quote minoritarie della società, con il risultato che dopo due aste andate deserte la si vede ancora sfogliare la margherita per decidere se accettare o meno l’offerta al ribasso che le è stata presentata, si fosse invece limitato ad esercitare il diritto di recesso, come la legge prevede e buon senso e concretezza suggerivano, sulla scorta del valore risultante dall’ultimo bilancio di esercizio, avrebbe già da tempo incassato una somma di gran lunga superiore a quella che oggi le viene offerta e, forse, sufficiente anche a tappare i suoi buchi di bilancio. E, quel che più conta, avrebbe seguito una procedura di legge, chiara, trasparente, e , soprattutto, insensibile agli attacchi delle solite malelingue che avranno magari buon gioco a far passare l’operazione come una vera e propria svendita in favore degli ormai ex soci.
Spero non trovi tracotanza, o, ancor peggio, prepotenza ed arroganza in questo mio intervento.
Provi a calarsi una volta tanto in quelli che erano i suoi panni di una volta e vedrà che, con l’onestà intellettuale che non le difettava, non esiterà a darmi ragione.
Del resto, con un recente intervento sulla stampa, quello che è il più autorevole e carismatico rappresentante della nostra realtà economico imprenditoriale (e quando dico nostra, non intendo certo riferirmi a quella del nostro pur vivace comprensorio locale), parlo ovviamente del Dott. Diego Della Valle, ha inteso prendere una ben netta posizione nei confronti della classe dirigente locale, sollecitando un cambiamento reale, con il coinvolgimento di quelle risorse umane, la sua in primis, che non sono più disposte a “subire con impotenza”.
Sbaglierebbe chi volesse cogliere in quelle sue parole semplicemente lo sfogo di un momento oppure un monito alla realtà del suo campanile.
Ha affrontato, in modo coraggioso ed in termini estremamente chiari, da imprenditore e da uomo di mondo qual è, il tema di situazione non solo economica, ma anche politico-amministrativa, ormai alle corde, indicando una strada e suggerendo una ricetta abbastanza semplice se vogliamo: si ritrovi una identità comune, una comune solidarietà e si guardi con maggior attenzione alla specificità territoriale, concentrandosi nella realizzazione delle cose di cui la popolazione ha effettivo e quotidiano bisogno, lasciando da parte questioni di potere ed interessi di parte.
Confortato da un tale autorevole presa di posizione, confido che anche Lei, Signor Sindaco, non perderà l’occasione per dare un suo significativo contributo in questa nuova direzione. >>
La Redazione
Pubblicato: 23 luglio, 2010 - 15:36 in Inchieste e Approfondimenti.
Parole chiave: Angela Serafini, Avvocato Giancarlo Pacini, Comitato "Radici", Darsena, Diego Della Valle, Ecoelpidiense, ex FIM, ex Orfeo Serafini, Piazza Garibaldi, Sindaco Mario Andrenacci