FERMO - I mafiosi non portano più la coppola. Ciancimino junior a Lido di Fermo per presentare il suo libro su “Don Vito.
FERMO
Massimo Ciancimino è venuto a Lido di Fermo per presentare il libro di memorie scritto insieme al giornalista Francesco La Licata, “Don Vito. Le relazioni segrete tra Stato e mafia nel racconto di un testimone d’eccezione”.
L’incontro, organizzato da “La Fabbrica di Niki - Fermo”, ha avuto un grande successo di pubblico. Erano presenti oltre duecento persone, attirate sicuramente dall’argomento e dal personaggio, figlio del noto mafioso ed ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino. La serata è stata condotta dalla giornalista Sandra Amurri.
Massimo Ciancimino ha parlato per più di un’ora ed ha risposto alle domande della Amurri e del pubblico. In modo pacato, Ciancimino ha raccontato fatti che comunque erano noti, perché già ascoltati nelle varie trasmissioni televisive in cui era stato intervistato, con nomi, situazioni ed aneddoti riferiti a mafiosi e politici di grande spicco.
Gli interventi più interessanti, invece, sono stati quelli del giornalista La Licata, stimolato anche dalle domande della Amurri, soprattutto quando ha spiegato i motivi per cui, secondo lui, la scelta di scrivere questo libro sia stata così criticata dalla stampa nazionale.
“Nessuno si è risentito, quando a scrivere libri sulla mafia sono stati coloro che hanno ucciso, perché quando si raccontano fatti particolarmente efferati, l’opinione pubblica tende a considerare la mafia come qualcosa diversa da sé”. In questo modo si esorcizza il ‘male‘ tracciando una linea di demarcazione ben chiara e netta tra chi è delinquente e chi non lo è.
“C’è stata una reazione dubbiosa”, sostiene La Licata, “perché questo libro, attraverso i racconti di Massimo Ciancimino, ci parla di un mondo che è il nostro, che è quello della borghesia, dei salotti che soprattutto servono a fare politica. Perché, in fondo, chi era Vito Ciancimino? Egli era un mediatore perfetto ed affidabile: tutti quelli che si sedevano al tavolo della spartizione, attribuivano a lui questa qualità e chi doveva prendere le mazzette chiedeva che fosse proprio lui a decidere. Il libro chiarisce quello che era il ‘sistema ciancimino‘, parla di come si gestivano gli appalti e le amicizie, di come si riusciva a mantenere un equilibrio, cioè a fare delle spartizioni senza arrivare a punti di criticità e quindi allo spargimento di sangue”.
“Non sfugge a nessuno l’importanza di una rivelazione del genere. Però, io stesso, che conosco Palermo per esserci nato e vissuto, non mi aspettavo che l’intreccio e i legami incofessabili fossero così profondi e frequenti. Questo non riguardava soltanto la spartizione dei soldi, ma aveva a che fare proprio con la gestione del potere quotidiano, perché anche per le piccole cose venivano mobilitate le amicizie“.
“Questa è proprio la filosofia della mafia: aggirare i problemi evitando di affrontarli dal punto di vista della legalità per ricorrere a un sistema parallelo, forse più efficiente di quello legale”.
“Fino a un certo punto, la storia della mafia è quella di una pacifica convivenza con il potere. Il potere non ha colore politico e tutti gli interventi sono finalizzati a mantenere lo status quo e la mafia ha sempre svolto il ruolo di mediatore d’affari”.
“Dall’esterno questa può apparire come un’anomalia solo siciliana, ma vi assicuro che il sistema è stato esportato. Pensate a ciò che hanno rivelato le indagini sulla ‘cricca‘. Lì non c’è il mafioso, quello con la coppola, ma c’è una borghesia mafiosa, che attua un certo modo di ‘fare impresa‘ annullando la libertà di mercato: quattro persone si seggono al tavolo e si spartiscono gli appalti”.
Pubblicato: 23 luglio, 2010 - 10:03 in Inchieste e Approfondimenti.
Parole chiave: Francesco La Licata, La Fabbrica di Niki - Fermo, Massimo Ciancimino, Sandra Amurri, Vito Ciancimino